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COMUNE di FILIANO - Fraz. Inforchia

Il territorio presenta un quadro geomorfologico e paleoetnologico molto complesso dal punto di vista scientifico. La presenza di un lago Pleistocenico, che copriva il fondo dell’attuale Valle di Vitalba, formatosi per lo sbarramento del Torrente Sterpito, grazie al sollevamento della crosta terrestre nel terziario, dovuto al sollevamento del Vulture (vulcano attivo tra gli 850 e i 500 mila anni fa), ha costituito un notevole richiamo per i cacciatori paleolitici che frequentavano questo territorio già da circa 650.000 anni fa, attirati dalle faune in abbeveraggio lungo le sponde del lago, che oggi ricadono per più del 30% in agro del Comune di Filiano. Le eruzioni di maggior rilievo avrebbero avuto luogo in un intervallo di tempo compreso tra 740 e 550 mila anni fa, per cui la nascita del lago è compresa fra questi due limiti temporali, ovvero in un periodo che va dalla fine dell’interglaciale Gunz-Mindel fino alla seconda metà della successiva glaciazione Mindel. Il lago, al momento della sua massima estensione era lungo 15 Km e largo almeno 7 Km ed aveva una superficie di circa 70 Kmq. L’antico lago scomparve per due motivi: climatici e vulcanici; il primo per l’instaurarsi dell’interglaciale, quindi un passaggio progressivo da fasi fredde a fasi più calde e conseguenti abbondanti piogge; il secondo fattore, l’eruzione del Vulture, con le sue esplosioni di lapilli e lave, hanno contribuito all’innalzamento del livello dell’acqua del bacino, e in corrispondenza della soglia, avvenne la tracimazione. La lenta erosione provocata dal deflusso delle acque determinarono l’attuale corso della Fiumara di Atella.
Su tutta l’area sono disseminati numerosissimi manufatti litici, dalle tipologie e tecnologie diversificate, a testimonianza di una vera e propria serie di insediamenti di cacciatori del Paleolitico, frequentati dall’Homo erectus (paleolitico inferiore), Homo Neandertalensis (paleolitico medio) e Homo sapiens sapiens (paleolitico superiore).
Le industrie Mesolitiche (circa 6000 anni a.C.) rinvenute nel bacino, benché quantitativamente esigue, documentano l’esistenza degli ultimi gruppi di cacciatori-raccoglitori. La loro importanza è rilevante anche perché rappresentano un’ulteriore testimonianza di questo fenomeno culturale che, almeno fino a qualche decennio fa, si riteneva fosse limitato esclusivamente all’Italia settentrionale. A questa facies risalgono le pitture rupestri di “Riparo Ranaldi”.
Al periodo Neolitico sono riferibili i rari frammenti ceramici ed alcuni manufatti litici appartenenti ad una fase antica della prima agricoltura.
A queste prime fasi agricole, si susseguono con maggiore frequenza le testimonianze di culture Eneolitiche.
La presenza di queste testimonianze litiche induce a credere che il bacino di Atella, anche se con intensità diverse e per periodi più o meno lunghi, sia stato frequentato dall’uomo ininterrottamente fino ai tempi attuali.

(testi di Gennaro Mecca, Michele Bochicchio, Vito Mecca e Vito Sabia)

Disegni: Edoardo Borzatti von Lowenstern
Nella sequenza a-b-c-d, è rappresentata l’evoluzione geologica del Bacino di Atella.

Sotto:
Ipotesi di ricostruzione del lago pleistocenico, la parte più scura indica l’andamento delle coste durante la fase di maggiore stabilità, la parte più chiara, il livello massimo raggiunto dalle acque. I quadrati indicano siti dell’Acheulano antico, che si distribuiscono essenzialmente lungo le rive del lago, ed i triangoli siti dell’Acheulano recente, successivi svuotamento dell’invaso lacustre.

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