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Parrocchia Maria SS. del Rosario - Filiano

 

Il territorio di Filiano si presenta fortemente ondulato con limitate zone pianeggianti. I monti che svettano maggiormente sono il Monte Caruso (1234m.) e il Monte Carmine (1228 m.).

Il rinvenimento d un ciclo di pitture rupestri, tra il 1962 e il 1964 ad opera dei direttore del Museo provinciale di Potenza Fracnesco ranaldi, in una zona boscosa quasi inaccessibile, detta "Tuppo di Sasso" in contrada Carpini, a circa 900 metri di altezza, porta a tempi molto remoti la presenza dell'uomo nel territorio di Filiano. Si lascia agli esperti l'interpretazione del significato da dare ai disegni di cervidi e capridi ritrovati, che raffigurano scene di caccia con immagini di colore ocra, di grande rilevanza per gli studi archeologici nella zona.

Filiano è uno dei tanti casali che hanno fatto parte per secoli del vasto territorio del Comune di Avigliano. La distanza dalla sede del comune e la forte crescita della popolazione hanno favorito il sorgere di un movimento per chiedere la costituzione di un nuovo comune, al quale dovevano essere annesse le contrade più lontane dal paese di Avigliano.

Entrano in lizza le due frazioni più numerose, e cioè Filiano e Lagopesole. Si forma un comitato in Filiano e si raccolgono firme per prevalere su Lagopesole nella competizione. Si tralascia di analizzare se sia stata garantita o meno la spontaneità dell'iniziativa a carattere popolare, dato i contrastati rapporti esistenti tra le due frazioni. Il Consiglio comunale di Avigliano si astiene dall'esprimere qualsiasi parere in merito, fino a quando non si veniva a conoscenza dell'attività del comitato e della effettiva e reale volontà dei contribuenti cheavevano firmato la petizione, chiedendo l'intervento diretto di un funzionario della Prefettura. Vi erano state in passato richieste di decentramento dei servizi per agevolare i disagi della popolazione, ma, ad una più accurata revizione dellecarte, vengono alla luce i mezzi non legali usati per estorcere le firme. Nel 1948 la Prefettura invia al comune di Avigliano un progetto di delimitazione dei confini da assegnare al nuovo comune, ma trova opposizione in quanto che si fa notare che viene assegnato alla frazione più vasto di quello che restava al comune di origine, il quale registra una popolazione quattro volte più numerosa. Alcune delle frazioni incluse abusivamente per raggiungere il numero di 3.000 necessario alla costituzione di un nuovo comune, fanno opposizione perché non vogliono la separazione.

Il 13 settembre 1951, sulla gazzetta Ufficiale vien pubblicato che "Le frazioni di Filiano, Sterpito e Dragonetti del Comune di Avigliano sono costituite in Comune autonomo, con la circoscrizione territoriale risultante dalla pianta planimetrica e dalalrealzione descrittiva dei confini annesse al presente Decreto. Il Comune assume la denominazione di Filiano. Firmato Luifgi Eiunaudi. Presidente della Repubblica". Il Decreto presidenziale pone la parola fine alla querelle, e dal 1 gennaio 1952 nasce a tutti gli effetti il comune di Filiano, con una modesta revisione del territorio, che viene ridotto rispetto alla precedente richiesta, per l'esclusione della zona di Piano del Conte.

Solo nel corso degli anni è stato possibile far decantare in rancori soliti a crearsi a seguito di distacchi, anche se solo di carattere amministrativo; e questo ancor più tra gruppi di persone che avevano vissuto da tempo immemorabile gli stessi disagi del precedente distacco dalla "Terra", che ha tenuto, e in minor misura, tiene legati gli abitanti all'unica matrice storico-culturale.

Più lungo e travagliato, invece è stato il cammino della comunità ecclesiale per poter essere riconosciuta parrocchia indipendente dalla chiesa matrice di Avigliano.

Nel 1840, il giudice regio Francesco Capobianco con parole poco lusinghiere così descrive al vescovo Pieramico la situazione del casale di Filiano. "Giace in mezzo a sterile campagna, in questo tenimento, un casale nomato Filiani, lungi non meno di 5 miglia dai circostanti paesi. Gli abitanti abbandonati a se stessi, e privi quasi del tutto del divin culto, ignorano le più elementari nozioni delal cristiana dottrina, e scendono nella tomba, sovente senza ricevere gli ultimi conforti della religione".

L'Intendente di Basilcata,che aveva favorito la diffusione degli abitanti della città nelle campagne per farli uscire dai famosi "sottani", l'11 luglio 1847, porta a conoscenza del sindaco di Avigliano una petizione che gli era pervenuta da parte degli abitanti di Filiano, che erano rimasti attaccati allo spirito religioso della loro terra di origine. "Gli abitanti del villaggio di Filiano - scrive - sito in cotesto territorio con supplica di essere provveduti di chiesa onde esercitare gli atti spirituali".

Il 13 luglio 1847 viene convocato il consiglio comunale e si dà lettura della comunicazione dell’Intendente. Le condizioni economiche del comune non sono rosee, e si decide di inoltrare una supplica al Re a nome dei Filianesi. "Essi - scrive il sindaco - chiedono di essere provveduti di chiesa onde esternare nel villaggio gli atti spirituali. Meritano di essere esauditi dalla pietà del nostro augusto Monarca perché vivono essi abitualmente in quel villaggio lungi circa 6 miglia da questo Comune lor madre patria, per cui ne’ mesi d’inverno rimangono segregati, e per cui tutte le loro pratiche religiose si riducono ad assistere al sacrificio della Messa ne’ giorni di Domenica e di doppio precetto". Gli abitanti non si contentano della messa domeni­cale, ma vogliono una chiesa loro e un sacerdote sul posto. Il comune di Avigliano non è in grado di intervenire, e il sindaco ricorda che quegli abitanti erano dediti interamente all'agricoltura, e quindi meritavano considerazione perché, nonostante la loro povertà, avevano raccolto delle offerte per gettare le fondamenta della chiesa “giacché l'antica cappella retaggio dei loro antenati non è altro che un rozzo ed inde­coroso abituro”.

A sua volta, dato che il villaggio è nella giurisdizione di Melfi, interviene il Sottintendente di Melfi. “In tenimento di Atella - scrive nel 1857 all'Intendente di Basilicata - non vi sono che due miserabili casali denominati S. Ilario e Sterpito, e questi casali sono abitati da soli aviglianesi, i quali per avere maggiore agio a coltivare quei terreni, si hanno formate colà i rispettivi tuguri, ossia capanne, ed hanno entrambi le di loro cappelle rurali”.

L'antica cappella, che, con parole poco felici, il sindaco di Avigliano ha chiamato “rozzo ed indecoroso abituro”, aveva il suo grande valore perché era “retaggio dei loro antenati”. Si tratta della chiesa, oggi indicata “chiesa vec­chia”, sulle cui rovine o nelle pros­simità poi è sorta la chiesa del SS. Rosario, situata nella piazza omo­nima, vicino al Municipio. Era stata costruita, verso il 1830, con “le misere offerte” che avevano consentito di gettare le fonda­menta, e con la collaborazione gratuita di mano d’opera di arti­giani del posto. Il sacerdote del tempo era solito invitare le per­sone che andavano ad ascoltare la messa a portare ogni volta una pietra per la costruzione della chiesa, e venivano utilizzate man mano per la prosecuzione dei lavori, quando si raggiungeva un numero consistente. È stata una chiesa costruita a tappe, proprio del tipico stile di fine Ottocento. Probabilmente, negli anni successivi, la chiesa deve essere stata ristrutturata dai fratelli Pace, che si dichiaravano padroni della stessa.

Vi era quindi una cappella funzionante già da molto tempo, ma, per ragioni economiche, non poteva essere dichiarata parrocchia, come viene ricordato al vescovo in una relazione del 14 settembre 1859. “Ill.mo - si riporta - i fratelli cugini Pace hanno fatto sentirmi che la chiesetta novella di Filiani si è fabbricata mediante la loro cooperazione di denaro; d'altronde hanno asserito che niun'estaglio essi esi­gono per l’antica cappella di cui sono proprietari. Voglio sperare che non abbiano proferito alcun mendacio. Conferendo amichevolmente con l'arciprete, ha conve­nuto con me che l'elezione degli ufficiali della Chiesa è stata regolarmente fatta: né egli nutre idea di disturbarli, si duole però per la Congrua, ma su di ciò rammento che ebbe luogo una transazione tra lui e il clero in tempo della Santa visita”.

Nel 1867, nel periodo più acceso della contestazione tra le Curie di Potenza e di Melfi sull’appartenenza dei casali, l’economo curato di Avigliano, Luigi Carrieri, comunica alla Curia di Potenza che i sacerdoti Paolo e Domenico Rosa, cappellani dei villaggi di S. Ilario e Sterpeto, dopo tre anni di servizio, “con relativa intima della Curia di Melfi, si vedono inibiti a celebrare messa ne’ rispettivi oratori rurali, contro la volontà di questa gente agricola, la quale in considerazione del suo miglioramento spirituale e temporale, anche in tempi pericolosi del brigantaggio, vuole assoluta­mente per cappellani i prelodati sacerdoti, valendosi del proprio diritto di detta nomina, essendo restia all’accettazione della capricciosa proposta curiale Melfese”. Anche in considerazione che i due contadi erano sotto la giurisdizione della Curia di Rapolla, data l’assenza del vescovo Sellitti di Melfi, che aveva abbandonato la diocesi in seguito al rifiuto di votare per il Plebiscito del 21 ottobre 1860. Era chiara l’inten­zione di contentare i due sacerdoti di Rionero, che volevano subentrare al posto dei due sacerdoti di Avigliano, che avevano fatto tanti sacrifici per restaurare le cappelle danneggiate dai briganti.

Con il Decreto della Sacra Congregazione Concistoriale del 17 gennaio 1895, con cui si stabilisce che i casali di Lagopesole, Filiano e Sterpeto passano sotto la giu­risdizione del vescovo di Potenza, termina finalmente la lunga contesa giuridica, ma restano le difficoltà del servizio religioso alle popolazioni dei tre casali e delle nume­rose altre frazioni. Il vescovo Ignazio Monterisi, con decreto del 19 febbraio 1903, concede ai sacerdoti, che si portano a celebrare nei giorni festivi nelle frazioni, l'au­torizzazione a poter binare. E, con il decreto del 2 febbraio 1905, il vescovo decide di smembrare il territorio della parrocchia di Avigliano, e si hanno la nuova parroc­chia di Lagopesole, e la Vicaria Perpetua di Filiano.

Il territorio della Vicaria di Filiano viene alla ribalta regionale con la tenuta di Iscalonga, di proprietà della famiglia Corbo di Avigliano, una zona che era stata al centro delle attività nel periodo del brigantaggio post-unitario nella regione del Vulture. La tenuta era stata abbandonata nel 1912, ed ora viene considerata un “podere modello”, in quanto che riveste un notevole ruolo nel miglioramento dell'agricoltura in Basilicata, ed ospita tra l'altro un “Orto agrario”, come quello di Potenza aperto su un terri­torio di proprietà della cat­tedrale di Potenza. Erano stati istituiti su tutto il ter­ritorio per sperimentare nuove tecniche colturali ed introdurre nuove specie orticole, ed erano organiz­zati in struttura piramidale, al cui vertice era l’Orto Botanico  di Napoli.  A questo si riferivano quelli provinciali, che coordina­vano gli Orti comunali e quelli istituiti presso le aziende agricole dei possi­denti più aperti agli inno­vamenti, quali si erano appunto mostrati i Corbo di Avigliano.

Le  prime  notizie della nuova Vicaria, e dei disagi che persistono, le abbiamo dalla visita pastorale del vescovo Razzoli, che giunge a Filiano il 7 novembre 1916. “Partii alle 8 incirca per Filiani - si riporta - col Segretario della Visita don Luciano Mazzeo e col cameriere Luigi. Giunti in Filiani, paesetto in postura infelice, ci recammo subito alla casa del parroco, e, dopo pochi minuti, alla chiesa. Ivi facemmo le solite funzioni di rito, osservai la fabbrica della chiesa che non ha molto di speciale, e in seguito cominciammo le cresime. Che confusione! Le cresime di quella mattina furono centoventi. Alle ore quattro pomeridiane ripartimmo per Lagopesole perché il parroco non aveva luogo per ricoverarmi nella notte”.

Il giorno successivo 8 novembre “Celebrata la Santa Messa, siamo ripartiti per Filiani onde terminare anche colà la Santa Visita. Arrivammo verso le ore nove, ci riposammo alquanto nella casa del parroco e poi cominciammo subito le cresime. Indescrivibile confusione. Malgrado l’opera di un carabiniere e di altre gagliarde persone che trattenevano l’onda del popolo varie volte corsi il pericolo di soffocare, varie volte mi dovetti ritirare in sacrestia e intanto strilli acutissimi di bambini rumori e clamori della folla che si pigiava come le sardine. Benedetto il convegno dei vescovi salernitano-lucani ove si è unanimemente stabilito di non conferire la cre­sima, tolti certi casi eccezionali, se non ai bambini di sette o sei anni incirca. Come Dio volle giunsi al termine di quell’opera faticosissima, feci la visita reale alla chiesa, visita che si era dovuta protrarre, perché la chiesa era sempre gremita di popolo, a sentir personalmente il parroco, lasciai un decreto al medesimo e, alle 4 pomeridiane ripartii per Lagopesole”.

Tra le osservazioni di rilievo annotate dal vescovo, viene messo in evidenzia che il nuovo Vicario don Donato Carnevali, “anche se del resto è buono ed operoso”, si trova nelle stesse condizioni del parroco di Lagopesole, a causa della Lega socialista che faceva sentire i suoi effetti in tutta la zona. Per tutti gli anni in cui Filiano è stata Vicaria della parrocchia di Avigliano, ha continuato ad usufruire del servizio pasto­rale di sacerdoti che venivano da Avigliano o da Piano del Conte, e quindi il servizio pastorale si riduceva ancora soltanto alla celebrazione della messa nei giorni festivi e all’amministrazione dei sacramenti.

Nel 1904, sorge un comitato di laici coraggiosi che non gradivano di vedere la chiesa del SS. Rosario non completa in tutte le parti. Al vescovo Monterisi, in visita pastorale, espongono che “a rendere più bella e perfetta la chiesa occorreva fornirla del campanile”, che gli antenati non erano riusciti a far costruire. Il vescovo inco­raggia e benedice l’iniziativa, si raccolgono le modeste offerte e si iniziano i lavori, ma la scarsezza dei mezzi e la sopraggiunta prima guerra mondiale fanno sospendere definitivamente i lavori. Nel 1929 si ricostituisce il comitato, ed “è ormai tempo che l’opera si porti a compimento” annunzia il manifesto con cui si rivolge non solo agli abitanti della contrada, ma a tutti gli abitanti della “Terra” . E finalmente il 18 giugno 1930 il campanile, arricchito di un orologio pubblico, è opera compiuta; ma non il pagamento delle spese, e il comitato presenta una richiesta al vescovo per un deficit di 12.000 lire, reclamate giustamente dai creditori.

Nel 1934 viene inviato un sacerdote da Brienza, don Alessandro Santoro, che è il primo sacerdote residente nel territorio e che sarà il primo parroco della parroc­chia di Filiano. Spinto da zelo pastorale, il vescovo Bertazzoni volge un'attenzione particolare alle popolazioni delle campagne che visita fre­quentemente. Si rende conto che le contrade che fanno capo ad Avigliano sono ancora molte e disseminate in una vasta zona. Il 1 gennaio 1949 si ha un nuovo smembramento del territorio della parrocchia madre di Avigliano, quando il vescovo eleva la Vicaria per­petua di Filiano a parrocchia con il titolo di Maria SS. del Rosario. E, come si è detto, il successivo 1 gennaio 1952 la frazione di Filiano viene ele­vata a comune autonomo.

Il parroco, ormai da molti anni operante nella zona, si rende pienamente conto delle difficoltà per poter arri­vare agli abitanti delle 40 piccole borgate, che costituiscono il campo di lavoro. E non esita a rivolgersi direttamente al papa per chiedere aiuto. “L’assenza di asili - scrive il 13 febbraio 1956 - di istituti e di suore, il conseguente abbandono dell'in­fanzia a se stessa ed ai pericoli della strada, l’impossibilità per i genitori di vigilarla e curarne l’educazione, costretti come sono a lavorare, da mane a sera, una terra spesso lontana dalle loro malsane abitazioni e sempre ingrata, e non ultima l’azione dele­teria di certa stampa e di certe associazioni ben attrezzate, non hanno consentito che si procrastinare ancora in questa parrocchia l’istituzione della “Opera Parrocchiale perla formazione dell’Infanzia”, anche se la mancanza assoluta di mezzi ne affidano la vita e l'efficienza alla Divina Provvidenza”.

Espone un vasto programma di iniziative, che in gran parte poi riesce a portare avanti, e mette in essere la biblioteca parrocchiale, la banda musi­cale, le scuole di recupero per gli analfabeti. Ma è soprat­tutto nel campo dell'aposto­lato che si distingue per il suo ardente zelo, che non gli impedisce di portarsi a piedi, di notte e con la neve, a por­tare i sacramenti agli amma­lati. Promuove con maggior cura la catechesi e l’Azione Cattolica per raggiungere capillarmente tutte le frazioni.

Tra i cento "vici" del comune di Avigliano, fanno parte della parrocchia di Maria SS. del Rosario: Dragonetti, lazzi di Corbo, Scavariello, Pizzutella, Carciuso, Vaccaro, Sterpito di sotto-Forcillo, Sterpito di sopra Rinaldi, Giannattasio Luponio Latte, Inforchia, Meccadinardo, Gianturco, Lella, Montecaruso, Iscalonga.

Lo sviluppo del nuovo comune e la crescita della popolazione rendono ormai insufficiente la chiesa “vecchia”" del SS. Rosario, e si sente la necessità di una nuova chiesa che, negli anni ‘60, viene costruita per interessamento del vescovo Bertazzoni e i contri­buti dello Stato. E la nuova chiesa parrocchiale, molto più ampia della precedente, viene dedicata ugualmente alla Madonna del SS. Rosario, arric­chita di opere artigianali, con pregevoli vetrate istoriate e le stazioni della Via Crucis in legno disposte su pannelli in legno sulle pareti laterali della chiesa.

 

In cammino per le contrade

Prima di intraprendere il cammino per le numerose contrade e i punti di riferimento pastorale e storico nelle varie zone, è doveroso rivisitare la "vecchia" chiesa del SS. Rosario, ora dedicata a S. Giuseppe, al centro del primo insediamento, vicino al palazzo municipale. Si conserva nella chiesa una statuetta di S. Giuseppe in terracotta, databile con buone probabilità a fine '700; conserva alatari dedicati alla Madonna del Carmine e all'Addolorata, e nicchie con le statue di S. Vito e di S. Giuseppe.

Si arriva a Sterpito di sotto-Forcillo. Vi è una chiesa dedicata a S. Antonio, che probabilmente é la più antica di tutto il territorio, demolita ne 1979 ed è stata costruita la nuova. Alcune leggende della tradizione popolare favoriscono la devozione verso il santo Taumaturgo di Padova, la cui festa è celebrata con grande solennità, e con il concorso degli abitanti di tutte le frazioni viciniori.

Proseguendo si arriva a Sterpito di sopra-Rinaldi. Vi è una chiesetta ugualmente in oore di S. Antonio, e raccoglie gli abitanti delle contrade Capanne Rinaldi, Giannattasio.

Scendendo nella piana, si giunge a Inforchia, dove cvi è la chiesetta dedicata alla Vergine Imamcolata,voluta da un proprietario terriero per assicurare l'assistenza religiosa ai suoi coloni. Fino ala 1975 ha fatto parte del territorio delal diocesi di Melfi e dipendeva dalla parrocchia di S. Ilario. Con il decreto che l'ha messa sotto la giurisdizione della diocesi di Potenza, si è risolta una situazione anomala, in quanto che civilmente la frazione apparteneva a Filiano, diocesi di Potenza. Serve le frazioni di Don Ciccio e Tittarella. Vi è una pregevole statua lignea dell'Immacolata dell'800.

E si arriva a Dragonetti, la frazione più numerosa, con oltre 300 abitanti. Vi è una chiesa dedicata a S. Maria del Belvedere, che richiama il titolo del santuario di Oppido. Costruita a cura dell'Ente Sviluppo nel 1958, nel quadro di una assistenza religiosa agli assegnatari. Dispone di un centro sociale e di locali per le attività catechistiche a servizio delle contrade Scavariello, Iazzi di Corbo, Pizzutella, Carciuso.

È possibile andare per le contrade, e specie scendere per Meccadinardo, Iscalonga e Ponte Cerasale, luoghi molto noti alla storia per i numerosi episodi avvenuti nel periodo del brigantaggio post-unitario, e luoghi di pertinenza del capobanda Ninco-Nanco di Avigliano. E per concludere é consigliabile salire su Monte Caruso, noto per la ricchezza dei pascoli, che rendono famoso il formaggio pecorino titpico di Filiano, che da alcuni anni ha raggiunto una certa notorietà in campo nazionale, in seguito a qualificati convegni, che si svolgono ogni anno in occasione della "sagra" del pecorino.

L'estensione del territorio della parrocchia di Maria SS. del Rosario, che rimane ancora vasta, e la crescita della popolazione, riaprono il discorso sulle difficoltà dell'apostolato, e si pensa ad una nuova divisione. E, il 26 giugno 1986, il vescovo di Potenza Vairo distacca alcune frazioni dalla parrocchia del SS. Rosario di Filiano, ed erige la nuova parrocchia di Scalera con il titolo di Nostro Signore Gesù Crocifisso.

(tratto da "L'Arcidiocesi di Potenza Muro Marsico. Clero e Popolo", volume II/2)