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Iter di Filiano da frazione di Avigliano a Comune autonomo

Iter di Filiano da frazione di Avigliano a Comune autonomo

(da sinistra) Sen. Vito Reale, Angelo Raffaele Pace e Andrea Bochicchio [1947]

Riportiamo la testimonianza di Andrea Bochicchio, componente del Comitato promotore per l'Autonomia comunale.

La popolazione rurale delle numerose frazioni del comune di Avigliano, tra i tanti disagi, hanno sofferto per secoli quello enorme di dover raggiungere il centro capoluogo per un semplice certificato di nascita, di cittadinanza o di altro genere. E questo in un periodo in cui, in assenza di collegamenti stradali e mezzi di trasporto pubblico, si era costretti a percorrere strade di campagna, valicare il passo del Carmine o attraversare il bosco di Montecaruso ad oltre 1200m di altezza d’inverno e d’estate per raggiungere Avigliano in meno di tre ore di cammino.

Il problema era molto sentito e fu prospettato in modo fermo e deciso ai componenti delle due liste che scesero in campo, dopo il ventennio fascista legato alla figura del PODESTÀ, per le elezioni amministrative comunali del 1946. Dalla competizione uscì vincente la lista del centrosinistra, i cui componenti si erano impegnati ad istituire in caso di vittoria, due sezioni dell’anagrafe e dello stato civile a Filiano e a Lagopesole.

Quando, in una prima seduta, il Consiglio comunale affrontò il problema, la maggioranza venne meno all’impegno.
La protesta dei consiglieri delle frazioni fu particolarmente energica ed immediata e sfociò in un movimento finalizzato a costituire un nuovo comune comprendente tutte le frazioni, ben decise a separarsi da Avigliano.

Rotto gli indugi, i rappresentanti delle frazioni facenti capo a Filiano e a Lagopesole si incontrarono per programmare l’iter amministrativo previsto dalla legislazione in materia di istituzione di nuovi comuni. L’esito dell’incontro fu negativo, perché i rappresentanti di Filiano e frazioni limitrofe posero, come condizione irrinunciabile per la costituzione del nuovo comune, che nella domanda fosse esplicitamente indicato Filiano come sede del centro comunale.
Fallito l’incontro, a Filiano si formò un comitato per la costituzione di un comune limitato a Filiano e frazioni viciniori, compresi i caseggiati sparsi: Scalera, Dragonetti, Sterpito, Inforchia, Montecaruso e via dicendo.

La domanda diretta al Ministero dell’Interno fu firmata dalla quasi totalità dei cittadini alla presenza di un notaio e, corredata dalla documentazione richiesta, fu inviata alla Prefettura di Potenza per l’ulteriore istruttoria, che prevedeva il parere non vincolante del Comune di Avigliano e il parere della Giunta Provinciale Amministrativa. Come previsto il parere di Avigliano fu negativo e quello della Giunta Amministrativa fu favorevole ed espresso all’unanimità.

Sorvolo sulle pressioni con ricatti esercitate sui firmatari della domanda perché ritrattassero la loro adesione, come pure non è il caso di attardarmi sulla lentezza della burocrazia ministeriale, che richiese due anni per venirne a capo dell’istruttoria definitiva. Mi limito a far riferimento solo allo scoglio che riuscì più difficile superare.

Il Ministero, dopo le varie numerose richieste, tutte soddisfatte tempestivamente dal Comitato promotore, chiese un certificato che attestasse Filiano, Scalera e Dragonetti come frazioni territoriali della Repubblica italiana, non ritenendo valido quello dell’Istituto Nazionale Statistico che parlava di frazioni di censimento. Nello stesso tempo si rifiutava di indicare al Comitato l’organo ufficiale che avrebbe dovuto rilasciare il documento.

Si giunse a capo della soluzione del problema solo quando, dopo due anni di vane ricerche, si seppe che le regioni, le province, i comuni e le frazioni del territorio della Repubblica erano elencate in un Regio Decreto del 1861. La Prefettura rilasciò il certificato che fu acquisito agli atti del Ministero e l’iter della domanda riprese il suo cammino, che prevedeva il parere del Consiglio di Stato e l’emissione del decreto di istituzione del comune da parte del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministero dell’Interno. Questa fase fino che fu breve per l’intervento del compianto On. Mario Zolla presso il Consiglio di Stato e l’intervento del Ministro On. Colombo presso il l’allora Ministero dell’Interno On. Mario Scelba.

Ci sono voluti, così, ben sei anni, dall’agosto 1946 al settembre 1952, per approdare al successo; ed è con somma amarezza che dobbiamo prendere atto di quanto farraginoso sia il sistema legislativo italiano e di quanto lento sia il sistema burocratico nazionale.

Ora che Filiano è comune autonomo da oltre mezzo secolo, è doveroso rendere merito, oltre che ai parlamentari citati, all’impegno del Comitato promotore, all’incrollabile fede della popolazione che non ha mai dato segni di stanchezza alla saggia guida e al sostegno generoso del compianto Senatore On. Vito Reale, che ha sposato la causa di Filiano sostenendola dall’inizio alla fine.

L’erezione di Filiano a comune autonomo ha segnato per la sua popolazione e per il suo territorio una svolta storica, perché le varie amministrazioni che si sono susseguite negli anni si sono tutte prodigate per la soluzione dei vari problemi: dai collegamenti stradali delle varie frazioni al centro comunale, all’estensione della rete elettrica nelle frazioni, alla costruzione dell’acquedotto comunale, delle fognature e della rete di distribuzione del gas metano, alla pavimentazione delle strade, all’edilizia scolastica, all’apertura di uffici postali a Dragonetti e Scalera, all’apertura di una farmacia, all’istituzione di servizi pubblici di trasposto per il collegamento delle frazioni al centro, e via dicendo.

Addio dunque alle strade di terra battuta, a volta a volta fangose o polverose, alle lucerne o lumi a petrolio, alla case privi di servizi igienici, al bucato presso i pochi lavatoi pubblici o al torrente, alle scuole in locali di fortuna riscaldate con legna portata dagli alunni, alla distribuzione solo bisettimanale della posta nelle frazioni, all’unico medico costretto a raggiungere le frazioni a dorso di mulo o cavallo e a distribuire campioni di prodotti farmaceutici come primo intervento di cura, in attesa che i familiari del paziente si recassero nei comuni viciniori per acquistare i farmaci, al trasporto a spalle delle bare dalle località più o meno lontane in un cimitero privo di loculi, che il comune ha successivamente costruito in gran numero, avviando all'esumazione delle salme in fosse sormontate da croci in legno.

In un gran progresso da mezzo secolo a questa parte, con l’augurio che il cammino intrapreso continui per opera di amministrazioni sempre più operose e lungimiranti.

(tratto da "Filiano, un comune più giovane dei suoi figli", Scuola primaria Filiano, a.s. 2004/2005)