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Inforchia - Don Ciccio - Tittarella

La  Fraz. di Inforchia e le C.de di  Don Ciccio e Tittarella si  trovano nel Comune di Filiano (Pz) ad una quota, rispettivamente,  di 495 m., di 497 m.  e 511 m.  s.l.m.. Gli abitati sono situati in un’area  pianeggiante della Valle di Vitalba, ai margini di una  pianura alluvionale che circa 600 mila anni fa era invasa da un lago oggi non più esistente. Gli abitati di Inforchia  e Don Ciccio-Tittarella sono divisi dall’alveo del Torrente Sterpeto.

Il borgo di Inforchia si caratterizzava per un caseggiato compatto e quadrato con tipologia edilizia di pregio del XVIII sec., sul lato est erano presenti portici e ballatoi per l’accesso alle abitazioni,  a piano terra si sviluppavano dei locali, con volte in pietra,  adibiti a stalle; dalla tipologia delle stalle, “fuorch”, probabilmente deriva la toponomastica Inforchia. Dopo il terremoto del 1980 il borgo è stato completamente demolito e ricostruito con una tipologia non più connotante; rimane percepibile, comunque, il vecchio perimetro dell’insediamento.

Nel 1966 vi si è costruita la scuola elementare con annesso alloggio per l’insegnante, ristrutturata dopo il sisma del 1980, ha perso la funzione di scuola ed è diventato un edificio pubblico al servizio della comunità.

La frazione, oggi si è sviluppata lungo la strada provinciale per S. Ilario.

Ad Inforchia è presente una piccola chiesa dedicata alla Vergine Immacolata Concezione, voluta da Morlino proprietario terriero e padrone del borgo per assicurare l’assistenza religiosa ai suoi coloni. Fino al 1975 ha fatto parte del territorio della diocesi di Melfi e dipendeva dalla parrocchia di S. Ilario. Con il decreto che l’ha messa sotto la giurisdizione della diocesi di Potenza, si è risolta una situazione anomala, in quanto che civilmente la frazione apparteneva a Filiano, diocesi di Potenza. Da una lettera tra l’arciprete don Francesco Claps di Avigliano e il vescovo di Potenza, in merito alle vicende giurisdizionali territoriali tra le diocesi di Melfi e di Potenza, apprendiamo:

“Rispondo al suo pregiato officio – scrive l’arciprete Claps il 20 dicembre 1855 – del 15 del corrente mese con cui mi chiedete conto dei cappellani di campagna, mi occorre dirle che questa numerosa popolazione è dispersa in vari villai, forniti ciascuno della cappella rurale e del suo cappellano... all’Inforchia di Padronato di questa famiglia Morlino, spesso ci và il sacerdote di questa chiesa don Giovanbattista Morlino della detta famiglia, quantunque per suo comodo vi faccia andare qualche volta un altro sacerdote di Rionero o di Atella…” .  

La festa è celebrata il 1° maggio e l’8 dicembre con rito religioso, con grande solennità e con il concorso degli abitanti di tutte le contrade limitrofe, appartenenti anche ai comuni limitrofi di Atella e San Fele; la processione della Madonna è accompagnata dalla statua di S.Antonio e si svolge per la via principale di Inforchia e per le contrade di Don Ciccio e Tittarella, coinvolgendo anche le vie della contrada di Case Nuove in Agro di Atella. La chiesa, a navata unica, con facciata in pietra scalpellata a faccia vista, è stata ristrutturata nel 2000. Nella chiesa sono presenti la statua lignea dell’Immacolata di fine settecento di scuola napoletana, di S.Antonio, di S.Vito e di S. Michele.

La Contrada di Don Ciccio, nasce ai piedi di Serra dei Daini, intorno ad una dimora  del latifondo della famiglia Corbo, ereditata da Francesco Corbo nel XIX sec., da cui il nome di “don Ciccio”. Il caseggiato ottocentesco riadattato dopo il sisma del 1980, occupa la posizione centrale della contrada, con la fontana lavatoio-abbeveratoio al centro della piazza e circondato dalle prime case realizzate. Oggi la Contrada si è sviluppata lungo la strada per Sant’Ilario.

La Contrada di Tittarella, in posizione sovrastante Don Ciccio, lungo il Regio Tratturo di Serra dei Daini, circondato da vigneti, vide nascere la sua prima abitazione alla fine del 1800. Oggi la Contrada si presenta con un agglomerato di case lungo il Regio Tratturo  con al centro una fontana-lavatoio. Il giardino pubblico, ubicato all’ingresso della Contrada è di recente costruzione e nasce sul suolo della scuola elementare costruita negli anni 60 e demolita a causa del terremoto del 1980.

Sul territorio nelle vicinanze degli abitati, a ridosso del Torrente Sterpito si rinvengono una serie di grotte artificiali, utilizzate dai tempi remoti, per la conservazione di generi alimentari e ricoveri per animali.

La zona vanta una buona tradizione zootecnica con  produzione di  latte,  carne e formaggi,  grazie anche alla presenza del caseificio.