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Le credenze popolari

Credenze, superstizioni e riti fanno parte della nostra civiltà contadina di un recente passato, e sono ancora nella memoria dei nostri nonni.
In questa sezione proponiamo le più diffuse credene, di cui alcune ancora in "uso". 

Non bisognava mai disporsi con le braccia a croce sulla soglia d'ingresso della propria abitazione perchè l'atto era ritenuto malaugurante. 

Non bisognava mai contare le monete sul palmo della mano, in quanto si riteneva che la persona avrebbe vissuto tanti anni quanti erano i soldi contanti. 

Rovesciare il vino sulla tavola era ritenuto apportatore di buon auspicio, al contrario rompere il contenitore dell'olio era ritenuto apportatore di disgrazie. 

Allo scopo di evitare il mal di testa per tutto l'anno si usava tagliare i capelli il primo venerdì di marzo. Spesso, però, invece del taglio completo si usava tagliare quattro piccole ciocche di capelli simulando. 

Non bisognava mai tagliare le unghie dei neonati nei giorni di festa in quanto avrebbe potuto imporre un diverso corso di vita. Il primo taglio delle unghie doveva essere fatto da persona estranea e di condizione socio-economica superiore rispetto a quella dei genitori, ciò allo scopo di auspicare al bambino una migliore condizione. 

Una volta se si riteneva che una persona avesse "i papple" (vermi) si recitava una formula particolare ritenendo che così facendo "i papple" scomparissero:
Papple une, papple ruje, papple tre,
papple quattro, papple cinque, papple sei,
papple sette, papple otto, e papple nove,
schatta vierme ra lu core.
Nu Patre nostre a la Santissime Trinità. 

Alla nascita del bambino, gli attaccavano al braccio una trina nera e sotto il cuscino, o tra le fasce, mettevano "l'abetina". Era un sacchetto tutto cucito, con dentro tre teste di chiodi della prima ferratura di un asino, tre chicchi di grano, tre granelli di sale, tre foglie d'erba del "malevento", immaginette di santini vari. Alcune persone lo portavano e ancora oggi portano al collo per tutta la vita. 

Quando il neonato era raffreddato, per farlo guarire la mamma faceva cadere qualche goccia del suo latte sul naso o sugli occhi del bambino. 

"U munaciell" era uno spiritello benigno che si divertiva a fare scherzi alla gente. Infastidiva le persone andandosi a sedere sulla pancia mentre dormivano, oppure tirando le coperte dal letto, oppure nascondendo indumenti e oggetti. Vestiva con un vistoso cappuccio rosso in cui risiedeva il suo potere: se qualcuno riusciva a strapparglielo poteva avere in cambio dal monaciello qualsiasi cosa. Quando qualcuno, improvvisamente, cambiava tenore di vita, si diceva che "aveva acchiappato u' munaciell". 

Un'usanza popolare, ancora oggi praticata per lo più da persone anziane, è quella di sottoporre chi è colpito da un improvviso e inspiegabile mal di testa ad un rito (cresce) per allontanare il dolore. Una delle formule usate in questa pratica è la seguente: 
"ruje uocchie mane pigliate
tre nocchie mana lasse
a nome ri la Santissima Trinitate". 

Per proteggere la casa delle streghe si usava mettere in casa dietro la porta, qualche oggetto che avesse il potere di "far perdere tempo" alla strega, così che, fatto giorno, essa era costretta a scappare. Per esempio, si metteva una scopa dietro la porta perchè si riteneva che, la strega non poteva procedere oltre se prima non avesse contato, ad uno ad uno, i fili di saggina della scopa. 

Durante i temporali i contadini usavano mettere fuori di casa la catena, l'ascia, i parafuochi ed altri oggetti metallici credendo che così facendo il temporale finisse evitando danni alle culture. 

Si usava, nel caso una persona avesse preso un grosso spavento (lu scquande) prendere un bicchiere di vino, arroventare un oggetto metallico (in genere un cucchiaio o una forchetta) e immergere nel vino per tre volte l'oggetto stesso arroventandolo di volta in volta; si faceva bere, quindi, il vino a piccoli sorsi. 

Quando una persona appoggiava il pane alla rovescia si diceva che "sciarra lu furnare" ed era segno di non apprezzare il pane e disprezzare il fornaio al quale in questo modo gli si procurava il mal di pancia. 

Una volta veniva usato come amuleto "lu curnuciedde". Questo oggetto era un corno di dimensioni variabili e di materiali diversi dipinto di rosso e veniva posto in casa dietro le porte o portato addosso. In entrambi i casi era un portafortuna. 

Credendo che una persona potesse aver subito "un'affascinatura" da qualche fattucchiera si usava recitare questa formula:
"So tre pirsune ca tanne affascinate
e tre pirsune ca te volene salvate;
lu Patre, lu Figliule e lu Spirite Sante,
ti volene luà tutte stu male ri cape.
Ra nduppe lu pigliate
e nderra lu schattate.
Nu Patre nostre a la Santissime Trinità
ca te volene luà tutte stu male ri cape".