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Foreste Demaniali

Foreste demaniali regionali: BOSCO DEL PRINCIPE DORIA, FORESTA DI LAGOPESOLE e BOSCO DI MONTE CARUSO

Nome : FORESTA LAGOPESOLE

Tipologia : FORESTA DEMANIALE REGIONALE

Provincia : POTENZA

Comunità Montana : ALTO BASENTO

Comune : FILIANO-AVIGLIANO

Provv. Istitutivo : L.R. N° 41/78 B.U. N° 22/78

Altitudine : da mt. 856 a mt. 1239

Superficie : Ha 2.867

Proprietà : REGIONE BASILICATA

Altre forme di tutela vincolo paesistico :  L. 431/85

Cenni e documenti storici

Un documento medioevale del 1231 dà a questa foresta confini più ampi di quelli odierni e la fa appartenere alla valle di Vitalba con un'estensione che dalle pendici del Vulture, attraverso Monte Sirico, Toppo di Cillis e Armaterra, raggiungeva l'area di M. Caruso e della vecchia sorgente di Pietra del Sale che ne rappresentava il confine sud; da qui attraverso il Monte Carminem, Casal'Aspro, Monte Marcone, Acermontis e poi di serra in serra arrivava al casale di Rivinigri. 

La proprietà della foresta è appartenuta a diverse “casate” dagli Svevi con Federico II e poi Manfredi fino al 1266, agli Aragonesi fino al 1415, ai Caracciolo fino al 1530, con l’ultimo biennio Asburgo con Carlo V, il quale, insieme alla città di Melfi, diede “in feudo” ad Andrea Doria, nell’anno 1531; in questa occasione il bosco di Lagopesole viene così descritto: 
«foltissimo di alberi di tutte le specie popolato di ogni specie di uccelli e da mammiferi quali daini, cervi, caprioli e lupi». 
Dai documenti storici consultati presso l’Archivio di Stato di Potenza si apprende che l’utilizzo del legname per scopi diversi (edilizia, riscaldamento, approvvigionamento per le fornaci) provocò contese fra i vari feudatari e sebbene la foresta fosse infestata da ladri, serpenti e lupi, rappresentava per quelle genti la sopravvivenza. Sono molti i mandati regi nei quali si comandava di incaricare persone per uccidere le volpi e i lupi.
Ogni qual volta si doveva provvedere ad un restauro il re Carlo II d’Angiò comandava di prelevare legna dalle foreste. Per restaurare le mura di Venosa autorizzò la raccolta di legname dai boschi di Lagopesole.
In alcuni casi si rendeva manifesta anche la volontà di difendere il bosco da un depauperamento incontrollato, in una nota di un magistrato addetto al tempo dell’Imperatore Federico. Nei boschi si andava anche a caccia che, naturalmente, era regolata da precisi provvedimenti.
Carlo II faceva uccidere molti animali per i bisogni della corte, nel 1310 incaricò i castellani di San Gervasio e di Lagopesole di dare la caccia ai cervi e di spedirli sotto sale alla cucina regia di Napoli. I cervi ed i daini venivano cacciati anche per l’uso delle loro corna nella costruzione dei tenieri delle baliste: il 15 settembre 1322 fu comandato di recidere con una sega ben 600 corna e di spedirle a Napoli (A. Pellettieri, 1998).
Con il passaggio del feudo ai Doria ha avuto inizio una lunga serie di controversie, prima con i coloni, poi con la popolazione e infine con il Comune di Avigliano; per porre fine alla lunga controversia tra il Comune di Avigliano e la Casa Principesca, sulla questione degli usi civici, fu convenuto un atto di transazione il 14 novembre 1906; 
in detto atto è però previsto il caso di vendita e dissodamento del bosco, ed è stabilito che, verificandosi detta condizione, verrebbe ceduta al Comune una zona boschiva di tomoli 250 in Contrada Montecaruso.
Successivamente la questione degli usi civici è stata affrontata e risolta, questa volta definitivamente, con la legge n° 1766 del 16 giugno 1927 e attestata dalla relazione della Commissione Consultiva per le questioni tra il Comune di Avigliano e la Casa Doria al Prefetto di Potenza in data 30 aprile 1930.
Tra gli usi civici, quelli che hanno avuto maggior rilevanza in passato sono stati il diritto alle utilizzazioni della legna e del legname (cioè per uso domestico e come legname da opera) e quello relativo al pascolo all’interno delle superfici boscate. 
L’estensione di bosco che il Commissario doveva accantonare per l’esercizio dello uso civico, in base all’art. 4 della legge 16 giugno 1927 n° 1766, stabilisce che la liquidazione degli usi civici essenziali, (fra cui è compreso il legnare per uso domestico e per personale lavoro) deve farsi accantonando una zona minima pari all’ottava parte del fondo, la quale può elevarsi alla terza parte ed alla metà del fondo secondo la varietà dei casi e le circostanze. E’ ovvio che la quota da accantonare in base alla predetta legge deve essere commisurata ai bisogni da soddisfare, e quindi nel caso in esame sarà più o meno estesa secondo che l’uso civico di legnare verrà riconosciuto a favore di tutti gli aviglianesi o degli abitanti di Lagopesole e di altre frazioni; tra i 500 ed i 2.000 ettari.

La distruzione della foresta iniziata con le quotizzazioni dei primi dell'ottocento è continuata nel secolo successivo.
Attualmente la foresta demaniale regionale di Lagopesole ricade, dal punto di vista amministrativo nei Comuni di Avigliano e Filiano,  si estende su una superficie di 2.867 ettari, in due corpi di ampiezza diversa,  di cui la parte più estesa è la Foresta di Lagopesole, 2.597 ettari nel Comune di Filiano e comprende l'area di Agromonte, Toppa Nocella, Piano dei Filici, la Pennara, Serra la Regine, Serra Carriero, I Pisconi, Toppo dei Sassi, M. Tauro e finisce con il Vallone delle Conche.
La restante parte comprende l'area di M. Caruso e i suoi boschi di 265 ettari, che interessano il Comune di Avigliano e in piccolissima parte ancora il Comune di Filiano.

Fauna

La naturale formazione di microclimi all'interno della foresta genera le condizioni ideali per la permanenza e la procreazione di molte specie animali. Le specie più comuni nelle aree ricche di pozze e fossati d’acqua sono, infatti, il tritone punteggiato, la salamandrina dagli occhiali, la rana verde, la raganella comune, il rospo smeraldino, la biscia dal collare, mentre nelle zone più aride serpeggia spesso la vipera comune, la lucertola campestre, il saettone, il ramarro, il cervone e l’orbettino. Sotto alcuni tronchi d'albero di maggiori dimensioni possono trovare rifugio il tasso, la volpe comune, la donnola, la puzzola, la lepre, il moscardino e nella parte più interna della foresta vi è una maggiore diffusione del ghiro, del quercino, del cinghiale, dell'arvicola, della talpa, del topo selvatico e del riccio; sono state segnalate specie a rischio di estinzione quali il gatto selvatico, l’istrice e forse anche la presenza del lupo. 
La fauna ornitologica è rappresentata dai rapaci diurni quali: poiana, nibbio bruno, nibbio reale, gheppio, albanella reale e dai rapaci notturni quali: civetta, allocco, barbagianni, gufo comune e assiolo.
Fra le altre specie troviamo: ghiandaia, numerosi picchi da quello verde a quello rosso maggiore, merlo, colombaccio, upupa, gazza, fringuello, cincia , codibugnolo, il gallo cedrone, il cuculo e la beccaccia.

Flora

La flora della foresta di Lagopesole è costituita da vegetazione boschiva prevalentemente cedua.
Il cerro (Quercus cerris) è la specie più diffusa, ma si trovano anche il carpino e l'orniello. La fustaia di faggio è, invece, l'essenza che predomina nel bosco di Monte Caruso, arricchito, nel tentativo di rimboschimento dei crinali montuosi che da Monte Carmine si distendono a nod-ovest, verso Monte Caruso, S. Cataldo e Monte Pierno, dalle conifere: abete bianco e greco, pino nero, insigne, d'aleppo e larice.

(testi di Gennaro Mecca, Michele Bochicchio, Vito Mecca e Vito Sabia)