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Incisioni rupestri a "Tuppo dei Sassi" agro di Filiano

In località "Tuppo dei Sassi", agro di Filiano, la stessa ove nel 1964 scoprimmo il complesso di pitture parietali, di recente, a seguito di ininterrotte ricerche abbiamo individuato serie di incisioni su una roccia sovrastante il riparo che accoglie le pitture.

Tralasciando la descrizione della zona, già da noi ampiamente illustrata in articoli comparsi su riviste e giornali, presentiamo nei loro dettagli la scena e le figure incise che, anche se in parte deteriorate permettono una fedele ricostruzione. Il grosso banco di roccia di natura arenosa abbastanza compatta, ha forma di un triangolo vagamente isoscele con il lato maggiore di base di m 4,10 per m 3,50 di altezza ed uno spessore quasi costante di m 0,70. Per particolari riscontrati nella posizione sui massi sottostanti (che hanno fermato una caduta nel vuoto) e per una frastagliata fenditura che attraversa tutta la base, siamo indotti a credere che il masso nel passato, per cause naturali, sia stato rimosso dalla sua originaria posizione eretta (lungo tutta l'area del pendio si nota un rovescio, una rovinosa caduta di grossi massi avulsi da una naturale fondazione nel terreno). La parte superiore della pietra comprendente il vertice del triangolo, risulta piena di sporgenze naturali coperta da spessa e dura corteccia di licheni e muschi per la secolare esposizione agli agenti atmosferici, mentre la restante superficie rimasta interrata fino a poco tempo fa, risotterrata poi per la raccolta di pietre necessarie per il tracciato di una strada da utilizzare per il trasporto di legna annualmente tagliata nel bosco, appare libera da incrostazioni e da patine e priva di notevoli asperità. Su questa parete, in alto, a destra (S. O.) figura umana alta cm 22 in posizione frontale con gamba destra portata in avanti e leggermente piegata in atteggiamento in corsa: braccia ad arco - il sinistro sollevato in alto impugna una lancia mentre il destro scaglia altre lance luna a breve distanza dal braccio precedute da due altre parallele) dirette in basso verso due cervidi (distanza dall'uomo cm 27) - i due cervidi tracciati di profilo sono contrapposti e leggermente sovrapposti. Alla loro destra, utilizzando un naturale rilievo della roccia dal margine curvilineo, è stato adattato il profilo dorsale inarcato di un animale colpito e riverso con le zampe volte in avanti.

Le pitture rupestri

A sinistra in basso, serie di incisioni curvilinee profonde di incerto significato seguite a breve distanza da altre desinenti a forma di V col il vertice rivolto in basso (forse corna di cervidi). La figura umana, la cui testa è accennata da un cerchio poco profondo, è tracciata con un unico solco deciso, profondo e continuo che ne determina il tronco e le gambe. Le braccia a stento si discernono per deterioramento della roccia, quasi frammentarie ma tali da permettere una buona sufficiente lettura, hanno il loro punto di attacco tra la testa ed il tronco. Particolare interessante che conferisce alla figura una forte vivacità, è la gamba destra di ben quattro centimetri più lunga della sinistra portata in avanti con largo divaricamento per porre in risalto lo spedito movimento del cacciatore. I cervidi (cm 18 lungh. per cm 15 alt. e cm 21 per 22 comprese le corna) occupano la parte centrale della parete. Quello di sinistra, immobile, è tracciato di profilo, corna di prospetto, alquanto lunghe, muso rettilineo; un solo tratto ben profondo va dalla parte superiore del dorso ed unisce il dorso con le estremità posteriori, una seconda linea determina l'altro corno col muso, la parte anteriore e le gambe. Infine, un altro tratto diritto delinea il ventre. Il cervide di destra ricavato intorno ad una leggera sporgenza naturale della roccia, con incisione abbastanza profonda, ha il collo e il capo proteso verso l'alto quasi a toccare il muso dell'altro cervo.

È tracciato con la stessa distribuzione di linee, incompleto nella parte posteriore avanza verso sinistra con spostamento in avanti della gamba destra. In entrambi gli animali non vi è accenno agli elementi interni. Abbiamo descritto a parte le figure animali e quella umana, onde procedere ad un esame più attento delle caratteristiche proprie delle due classi. La figura umana, che alta domina la scena poco espressiva, è alterata nella forma sino a perdere un carattere decisamente veristico; deformazione delle gambe, riduzione ed assottigliamento a linee essenziali del tronco e delle braccia ha i caratteri propri delle raffigurazioni filiformi, vicina quindi se non altro in un quadro di confronti, a certe iconografie umane dell' arte pittorica della Spagna orientale nel suo periodo centrale (arcieri di Valtorta. cacciatori delle pitture di Gueva del Garroso ecc. ecc.). Le figure degli animali per la loro corporeità, volumi, movimento conservano caratteristiche che nel complesso richiamano espressioni in funzione naturalistica più che di idee anche se v' è l'intervento d'una esecuzione tendenzialmente sintetizzante.

Siamo convinti di quanto poco ci si possa basare ai fini di una cronologia sugli elementi a nostra disposizione soprattutto è perché non confortati da un esauriente risultato di scavo e dall'isolamento delle raffigurazioni nella regione.

Alla luce di una nostra immediata personale impressione esse si presentano come un fatto libero da scuole e da tradizioni, espressioni spontanee ed ingenue che offrono più che altro solo analogie spirituali o rituali con altre manifestazioni similari facenti parte di ben determinate unità razziali, di noti quadri artistici culturali. Riportandoci al graficismo delle figure: resti di una realistica corporeità animale contrapposta alla sintesi lineare umana le cui alterazioni potrebbero essere pure attribuite all'imperizia dell'artista o alla funzionalità dello strumento (lontane però da un simbolismo o astrattismo neolitico), piccole dimensioni delle figure, utilizzazione di rilievi naturali per ricavarne forme, narrazione svolta sulla trama diremmo economica della caccia, assommiamo particolari che a nostro avviso, così, ad un primo esame, indicano arcaicità con spinte verso orizzonti paleolitici espresse nella fase finale.

(da "Cronache di Potenza", Settimanale di informazione e di attualità, Potenza 29 agosto 1974)