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Borgo rurale nella piana di Vitalba, situata a 502 m s.l.m., in posizione baricentrica rispetto al territorio di Filiano, nell’Ottocento vi dominava una masseria di proprietà della famiglia Corbo di Avigliano. Questa masseria (“Palazzo Corbo”), oggi ristrutturata ed acquisita dal Comune di Filiano, è stata una delle aziende agricole più moderne e funzionali del Regno di Napoli e della prima Italia Unita, nel corso dell’Ottocento.
Il geologo napoletano Michele Tenore nel 1848 la definiva «un vistoso edificio, costruito di recente, la cui magnificenza fa a gara coi più bei castelli medievali. Solo che mentre i castelli medievali erano circondati di parchi e di giardini, segno di sfarzo e di grandezza, la Masseria di Iscalunga è circondata di utili industrie che la rendono tra i migliori e più moderni centri agricoli del Regno di Napoli. Situato in un paesaggio caratterizzato dal clima dolce anche nell’inverno, difeso com’è dai monti che circondano tutta la proprietà, in quest’azienda non vi è moderna coltura che non sia stata immessa dagli intelligenti e intraprendenti proprietari. Vi è ogni specie di cereali, di erbe, di prati, estese piantagioni di gelsi, e di alberi da frutta. Durante l’inverno scendono dalla montagna a svernare grandi greggi e mandrie di mucche, che sono considerate la migliore razza del Regno, ma non mancano cavalli e ogni tipo di quadrupedi da lavoro e da carne. A curare questo podere modello ci pensano l’erudito e generoso Nicola sotto la guida dell’amato zio Giulio. Numerosi sono i coloni e le famiglie che lavorano in questa azienda».
Della vasta tenuta dei Corbo nell’Iscalunga rimangono oggi pochissime tracce, la più vistosa delle quali è proprio l’edificio di “Palazzo Corbo”, circondato dai “resti” botanici dell’antico parco, dove domina un larice di non comuni dimensioni. La tenuta dell’Iscalonga, dismessa nel 1912, era considerata un “podere modello”: ebbe un notevole ruolo nel miglioramento dell’agricoltura in Lucania ed ospitò tra l’altro un “orto agrario” collegato con l’Orto Agrario della Provincia di Potenza. Tali Orti Agrari furono istituiti su tutto il territorio per sperimentare nuove tecniche colturali ed introdurre nuove specie orticole ed erano organizzati in struttura piramidale, al cui vertice c’era l’Orto Botanico di Napoli. A quest’ultimo afferivano, dunque, gli Orti Agrari Provinciali, che a loro volta coordinavano gli Orti Agrari Comunali e quelli istituiti presso le aziende agricole dei possidenti più aperti agli innovamenti, quali quelle appunti dei Corbo di Avigliano.
L’importanza storica della proprietà Corbo dell’Iscalunga continua anche dopo il 1912. Infatti, i terreni della masseria, confiscati dal Banco di Napoli, furono acquistati alla vigilia della Prima Guerra Mondiale da una società cooperativa di agricoltori, in collegamento con la Lega Contadina di Lagopesole. Questo organismo, di orientamento socialista, era diretto da Angelo Bochicchio; si occupava della ridistribuzione della proprietà latifondistica e di creare nuove forme di associazionismo e di gestione agricola post-feudale. Tra esse, il “Minifondo”, così definite da Rocco Scotellaro, che vede nella proprietà dell’Iscalunga un esempio d’avanguardia. Il “minifondo”aveva avuto un forte impulso già all’indomani della Prima Guerra Mondiale, quando le famiglie della borghesia agraria, nate dal disfacimento della “proprietà” feudale ed ecclesiastica del secolo precedente, si erano dovuto liberare dei propri beni, alienando pezzi dei loro possedimenti, contribuendo ad incrementare il “minifondo” e a caratterizzare l’agricoltura degli aviglianesi come piccole aziende agro-zootecniche con l’assillo continuo di raggiungere l’autosufficienza alimentare, almeno.
Il feudo dell’Iscalunga fu diviso in circa duecento quote e distribuito agli associati. Il regime Fascista spazzò via questi esperimenti innovativi, proteggendo gli interessi dei grandi latifondisti.