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Mecca Carmela

In un piccolo borgo di Filiano, denominato Giannattasio, intorno al primo decennio del 1900 (7 maggio 1907) nacque una bambina che si chiamava Carmela dal matrimonio di Domenico Mecca e Maria Caterina Santarsiero. Probabilmente terza o quarta di 7 figli: 3 donne (Maria Rosaria, Carmela e Vita Crescenzia) e 4 uomini (Angelo, Donato, Vitantonio e Gennaro).

Trascorse l’infanzia e l’adolescenza in una frazioncina di Filiano: Don Ciccio. Le sue giornate erano occupate dalla scuola, qualche faccenda domestica, dando una mano nei campi di famiglia e pascolando il gregge, e giocando con le ragazzine del vicinato, etc.

Carmela era conosciuta da tutti come la “scrivanella” perché a soli 8 anni, frequentando la 3ª elementare, scriveva le lettere per i soldati al fronte e le leggeva sia per la famiglia sia per il vicinato. Anche il padre Domenico era partito per la 1ª Guerra Mondiale per combattere sull’Isonzo e lei, avendo studiato, gli scriveva da parte della madre Maria Caterina. In queste lettere raccontava tutto ciò che accadeva nel piccolo paesino: dal mercato dei pastori all’arrivo del nuovo maestro dalla Sicilia, la nascita dell’ultimo figlio Gennaro, la festa della Madonna, l’aia, il focolare, la morte di una vicina, i briganti, etc. Erano messaggi carichi di amore e nostalgia per l’assenza del “caro Domenico” che puntualmente terminavano con “Tua affezionatissima Maria Caterina”.

Carmela Mecca (foto di Vincenzo Telesca)

Carmela però si prestava ben volentieri ad aiutare chiunque avesse bisogno di scrivere o essere letto una lettera poiché a quell’epoca la maggior parte della gente era analfabeta; infatti era consuetudine che le signore o ragazze aspettassero vicino alla chiesa, ognuna con la lettera nel “panno”, l’arrivo della “scrivanella” e “pastorella” preceduta dal suono della campanella di “Spacconcella” ( la sua pecorella preferita).

Diventata ormai donna, grazie al matrimonio della sorella maggiore Maria Rosaria con Leonardo Pace, conobbe Nicola fratello di lui.

Carmela e Nicola ebbero così la possibilità di frequentarsi, ma sul loro fidanzamento Domenico (il padre di lei) era un po’ contrario perché già la figlia maggiore aveva sposato un membro della famiglia Pace. Cosicché i due innamorati furono costretti a scriversi le lettere in segreto con l’aiuto del nipotino “Peppino” Lorusso, figlio di Vita Crescenzia, che faceva da postino.
Riuscirono a coronare il loro amore sposandosi probabilmente tra il 1928/1929, dando alla luce il 22 febbraio 1930 un bambino che chiamarono Antonino.
Ormai moglie e mamma Carmela si dedicò soltanto alle faccende domestiche facendo la casalinga a tempo pieno.

Diventato adolescente il figlio Antonino continuò gli studi dapprima al seminario di Potenza e successivamente insieme a tutta la famiglia si trasferì a Napoli intorno agli anni ’50 diventando poi Monsignore e qui rimasero tutti e tre fino alla fine. Tuttavia Carmela e Nicola erano contrari al fatto che Antonino diventasse sacerdote in quanto unico figlio. Nel frattempo Nicola, il marito, prese il posto come Vigile del fuoco.

Dai ricordi dei nipoti e conoscenti, Carmela viene descritta come una donna accogliente, socievole, premurosa.

Morì di vecchiaia all’età di 85 anni a Napoli l’11 agosto 1992.

Il lavoro di Carmela era raro a quei tempi, perché non era usuale saper scrivere e studiare. Proprio per sottolineare la rarità e la passione della madre, a due anni dalla morte di Carmela, il figlio Mons. Antonino Pace raccolse le lettere inviate al fronte da parte della nonna Maria Caterina in un libro intitolato “Lettere al fronte Carsico”, aggiungendo note in cui descrive e spiega alcuni elementi presenti nelle lettere.

 

Bibliografia:

- Antonino Pace, Lettere al fronte Carsico, Alfredo Guida Editore, 1994.

- Interviste a Pace Giuseppe e Mecca Giuseppe (nipoti) e D’Andrea Maria (conoscente).

(scheda a cura di Carriero Claudia e De Vito Carmelisa)