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Home Filiano Storia Una Passeggiata nella Storia

A spasso tra le rovine di Acermontis

In questi giorni sono tante le cose di cui sentiamo la mancanza. C’è un vuoto di persone, ma anche di luoghi.
A me mancano tanto le passeggiate nei boschi vicino casa. Indossare i miei scarponi da trekking, riempire lo zaino con acqua, frutta secca e cioccolato fondente e, infine, partire alla scoperta del mio territorio. Vorrei tanto ritornare a sentire l’odore della terra umida, il rumore della natura e il tepore del sole che mi scalda le guance. Erano sensazioni semplici che mi facevano bene e mi rendevano felice. Ho la fortuna di vivere in un luogo circondato da natura incontaminata, ricco di storia, di cultura e di tesori nascosti.
Vorrei condividere con te alcuni dei miei itinerari preferiti, con la promessa e la speranza, di ripercorrerli insieme appena sarà possibile.

Si tratta di tre percorsi di escursionismo e trekking con differenti livelli di difficoltà. Non c’è limite d’età, ma ovviamente è necessario avere un’adeguata forma fisica ed essere appassionati di sport a contatto con la natura.

L’antica domus di Acermontis

L’itinerario che ti propongo oggi è semplice, ma allo stesso tempo ricco di storia. È una passeggiata alla scoperta dell’antica città di Acermontis custodita all’interno della riserva naturale antropologica “Agromonte – Spacciaboschi” in località Scalera di Filiano.

Si tratta di un itinerario d’interesse storico, archeologico e naturalistico. Stando alle direttive del CAI (Club Alpino Italiano), si tratta di un percorso con un livello di difficoltà di tipo T (livello turistico): l’itinerario si sviluppa su sentieri, tratturi, stradine all’interno della riserva e comunque lungo tratti brevi, che non presentano problemi di orientamento e non richiedono un allenamento specifico se non quello della semplice passeggiata.

La camminata dura circa un’ora e si sviluppa su un percorso di 2 km.

Pietra lapidea

La storia

Tutti gli avvenimenti storici che hanno interessato il territorio della Valle di Vitalba, tra il XII e il XIII secolo, sono stati oggetto privilegiato degli studi di Giustino Fortunato. Da alcuni suoi scritti apprendiamo che in quel periodo, esistevano numerosi feudi sul territorio, che proprio per la sua posizione geografica strategica, si è venuto a trovare al centro delle aspirazioni dei vari feudatari di turno.

Sotto il regno di Guglielmo I e Guglielmo II, la Valle di Vitalba comprendeva i feudi di Agromonte, Armaterra, Lagopesole, Montemarcone, Rapone, San Fele, Badia di Monticchio e Vitalba. Ognuno di questi feudi godeva di un certo benessere, almeno fino al XIII secolo, quando si verificò una sensibile riduzione delle prestazioni feudali a significare che la rendita annuale era andata via via scemando. A questo fece seguito una notevole variazione dell’assetto politico, geografico e demografico dell’intera area. Del feudo di Agromonte rimase solo una piccola domus, con poche decine di abitanti: Acermontis.

Per alcuni anni la Valle di Vitalba visse lunghi momenti di abbandono e desolazione. Una valvola di sfogo si ebbe, però – come ci racconta Giustino Fortunato – con Giovanni d’Angiò, conte di Gravina e sestogenito figlio di re Roberto, il quale nel 1330 decise di concedere privilegi ed esenzioni a quanti sarebbero accorsi a ripopolare la vicina Atella. Fu così che gli abitanti di Agromonte e dei casali di Lagopesole e Armaterra, abbandonarono definitivamente le loro umili dimore.

Il percorso

L’ingresso alla riserva naturale antropologica “Agromonte – Spacciaboschi”, si trova subito dietro la fontana della sorgente Spacciaboschi, sulla strada statale Iscalunga – Scalera. Percorrendo il sentiero attrezzato, ci si addentra nell’antico bosco che in passato fu di proprietà del Principe Doria. La Foresta Demaniale Regionale di Lagopesole si estende su una superficie di 2.867 ettari, di cui 1.800 ettari nel Comune di Filiano. La flora è costituita da vegetazione boschiva, prevalentemente cedua. Il cerro (Quercus Cerris) è la specie più diffusa, ma si trovano anche il carpino, l’orniello e il pero selvatico. Il sottobosco, invece, è popolato da diverse specie di mammiferi quali il tasso, la volpe comune, la donnola, la puzzola, la lepre, il ghiro, il cinghiale e il riccio. È possibile, inoltre, avvistare uccelli, quali il nibbio bruno, il nibbio reale, l’upupa, la gazza e la ghiandaia. Sparsi qua e là nella fitta vegetazione è possibile notare degli enormi massi in arenaria: i palmenti. Si tratta di massi incavati nella parte superiore quasi a formare un’enorme vasca, nella parte inferiore hanno un buco di scolo e, in alcuni casi, anche una vaschetta supplementare di raccolta. Si ipotizza che questi potessero servire per la pigiatura dell’uva, per frantumare le olive, per conciare pellami, per conservare l’acqua, ma non si esclude che potessero essere anche antichi luoghi di culto e di riti pagani.

I palmenti

Questi enormi manufatti sono sparsi lungo tutta la fascia di bosco che da Acermontis raggiunge le pendici del Castello di Lagopesole.

Proseguendo lungo il sentiero, è possibile notare, nascosti tra le radici degli alberi, muschi e foglie secche, i resti delle antiche mura di cinta della città medievale. Continuando a camminare si arriva, poi, ai resti di quella che doveva essere un’antica chiesa e lo si capisce dalla forma del perimetro dell’edificio, oltre che dalle decorazioni sulle pietre lapidee. Riprendendo il sentiero principale, pochi metri più avanti si trovano i resti di un palazzetto signorile.

A questo punto, è possibile continuare la passeggiata all’interno della riserva e provare a immaginare come doveva essere la vita in questa piccola cittadina medievale.

Seguendo il percorso tracciato nella mappa, si torna al punto di partenza.

 

Ti è piaciuta questa breve passeggiata virtuale?

Lunedì prossimo faremo un viaggio più lungo, tra i segni della storia: dall’antica stazione di Scalo Filiano arriveremo alla riserva naturale antropologica “I Pisconi” in località Carpini, dove sono custodite le antiche pitture rupestri di Tuppo dei Sassi.

Durante il percorso ti racconterò la storia degli antichi carbonai che popolavano questi boschi.

Non mancare.

(tratto da https://mariacopywriter.it/2020/03/30/a-spasso-tra-le-rovine-di-acermontis/)

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